INCINTA SUL CONCORDIA, PERDE IL BAMBINO 'PER STRESS' . CHIESTO 1 MLN DI RISARCIMENTI

Sabato 04 Febbraio 2012 - 18:08

AREZZO - Avevano deciso di fare la crociera in questo periodo dell'anno perchè quest'estate, con la nascita del bambino, avrebbero avuto 'altri impegnì. Il 13 gennaio, però, all'Isola del Giglio, il naufragio sciagurato della nave Costa Concordia non solo ha mandato in fumo la vacanza ma anche il sogno di avere un figlio. Cristina M., trentenne milanese, da anni trasferita a Roma dove lavora in un'azienda commerciale, infatti, una settimana dopo ha perso il bimbo che portava in grembo e ora, con il marito, attraverso i suoi legali, ha aderito alla class action contro la compagnia di navigazione alla quale chiederà per i danni materiali, biologici e morali subiti un risarcimento pari a un milione di euro. «Quella sera - racconta Cristina - io e mio marito eravamo a cena con altre tre persone. Ad un certo punto abbiamo avvertito un boato e poco dopo un altro ancora più forte e abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave anche perchè cadevano i bicchieri, i piatti e i tavolini andavano da una parte all'altra della sala». Come tanti altri passeggeri Cristina e il marito hanno subito lasciato il locale anche se il personale dell'equipaggio invitava a non muoversi, assicurando che c'era stato un guasto e che sarebbe stato riparato al più presto. «Noi - racconta - siamo usciti e nei corridoi c'era una confusione pazzesca. Gente che correva da una parte e dall' altra, che urlava, che si spingeva. Io e mio marito, fortunatamente siamo riusciti ad andare all'aperto e a metterci subito in fila per salire sulle scialuppe». Poi il ricordo di quando la nave si è piegata: «È stata una fortuna trovarsi dalla parte giusta, cioè sulla fiancata che è rimasta fuori dall'acqua. A noi hanno dato subito i salvagente ma non si riuscivano a sganciare le scialuppe. Alcuni marinai, dopo mille tentativi, hanno dovuto usare le accette antincendio per tagliare i cavi della prima scialuppa e fare scendere così anche le altre. È evidente che non era mai stata fatta manutenzione. Nel frattempo c'è stata gente che si è buttata in acqua». All'una e mezza, dopo circa quattro ore, finalmente, Cristina e il marito sono riusciti a salire su una scialuppa: «Siamo arrivati a terra ma prima abbiamo anche sbattuto contro gli scogli». Sull'Isola del Giglio ad accogliere Cristina, il marito e gli altri naufraghi, gli uomini della Croce Rossa: «Sono stati bravissimi - racconta - pieni di premure e attenzioni. Ho subito detto delle mie condizioni per cui sono stata visitata ma in quel momento stavo bene. Il giorno dopo ci hanno accompagnati a Porto Santo Stefano così ho potuto tornare a casa a Roma dove ho iniziato a sentire forti dolori all' inguine e ad avere le contrazioni». Cristina ha subito chiamato il suo ginecologo e gli ha raccontato cosa le era accaduto: «Mi ha detto di stare a riposo perchè ciò che mi stava capitando poteva essere stato determinato dal forte stress». La situazione poi è precipitata e il 20 gennaio Cristina è stata accompagnata in ospedale dove le è stato diagnosticato il distaccamento del feto dall'utero e il conseguente aborto. La class action intentata alla compagnia di navigazione dai passeggeri si basa principalmente su una sentenza della Cassazione, che stabilisce che «la Compagnia è tenuta, oltre alla rifusione delle spese sostenute dal viaggiatore, anche al risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza rovinata, il quale costituisce una ipotesi di danno morale da inadempimento, eccezionalmente risarcibile alla luce del diritto comunitario, come interpretato dalla Corte di giustizia». Nel caso di Cristina e suo marito il danno subito, la perdita del figlio - se sarà certificato dai giudici - è certamente superiore. Da qui la richiesta di un milione di euro.