MILAN, ALLEGRI A PROCESSO: LA CRISI DEI
BRASILIANI E IBRA A SECCO CON LE BIG

Venerdì 03 Febbraio 2012 - 07:25

MILANO - Debole con i grandi, forte con i piccole. E’ sempre stata la dura legge di Zlatan Ibrahimovic, ora lo è anche del Milan. Zlatan uomo scudetto, trionfatore in patria, mai in giro per l’Europa, figurarsi nel mondo. E’ l’etichetta che lo svedese si porta dietro, piaccia o no. E chi lo sceglie sa di dover vendere l’anima a lui. Palla lunga, poi chissà. Un anno fa Allegri ha vinto il suo primo scudetto prima grazie a Ibra, poi a Pato «Ci sono mancate troppe cose per vincere - ammette oggi Ibra -. Adesso dobbiamo riprenderci più in fretta possibile. Abbiamo un calendario durissimo».
Il clamoroso tonfo contro la Lazio, cui il Milan ha concesso 4 punti sui 6 disponibili, evidenzia come i rossoneri non reggano il confronto con chi lotta per lo stesso obiettivo. Il Milan era in emergenza? Lo era anche la Lazio senza Klose. Sono già quattro le sconfitte in campionato, tutte contro le big del campionato: prima dell’Olimpico c’erano state Napoli (domenica la rivincita?), Juventus e il pesante 1-0 subito nel derby contro l’Inter. Ma il problema non si può ridurre solo ad Ibra.
C’è un problema difesa: basta leggere i numeri. Non è più la migliore del campionato (19 reti subiti, contro i 13 della Juve e i 17 dell’Udinese), Abbiati non è più decisivo come un anno fa e, soprattutto, in area Nesta sembra solo la brutta copia del difensore centrale che con Thiago Silva formava la miglior coppia del nostro campionato. Lento, impacciato, poco autoritario. E Mexes non sembra ancora pronto a raccogliere un’eredità così importante. Ma non c’è dubbio che la differenza con la Juve e le altre big, Lazio stessa, la faccia anche la qualità del centrocampo. Pirlo è passato al nemico e chi lo ha sostituito? Non certo Aquilani. Nel centrocampo di piedi buoni di un tempo è rimasto solo Seedorf e una carta d’identità che gli impedisce di esserci sempre come una volta. Sul mercato si poteva cercare un nuovo cervello. Invece è arrivato Muntari. Qui Allegri ha grandi responsabilità (leggi la fiducia totale a Van Bommel).
Ma bisogna anche riconoscere che nel momento no rossonero c’è lo stato di crisi del Milan do Brasil: Pato rimarrà in infermeria almeno fino a fine febbraio dopo essere stato vicino all’addio. Robinho, il giocatore che un anno fa era riuscito a regalare fantasia in attacco, non è più lui. Robinho manca ad Allegri, ancor di più manca Cassano. Ma a Conte questo non interessa.

MILAN-NAPOLI. Dopo le quattro partite rinviate in settimana per la neve, la terza giornata di ritorno si giocherà tutta al pomeriggio alle 15, come succedeva un tempo. L’ha deciso la Lega Calcio per evitare nuovi rinvii, solite polemiche su calendari sbagliati, stadi inadeguati e previsioni anticipate da giorni non ascoltate. Nessun anticipo sotto le luci dei riflettori domani: alle 15 Cesena-Catania (era prevista per le 18 e rimane comunque a rischio rinvio per la neve) e Roma-Inter (inizialmente alle 20.45).
Niente posticipo domenica nella ghiacciaia di San Siro tra Milan e Napoli. Tutti in campo alle 15 per «una scelta logica». Così la definisce Adriano Galliani dopo la lettera aperta al presidente Maurizio Beretta, a cui chiedeva un rinvio in accordo col presidente De Laurentiis. Dibattito sempre aperto. Per Pierpaolo Marino «meno vacanze estive per una sosta invernale». Sconfitta per le pay-tv? Zamparini la pensa così: «E’ giusto che possano dire dove e quando si gioca; d’altronde questo calcio lo mantengono loro con i soldi dei diritti televisivi». Il club rossonero informa che «i biglietti che riportano il vecchio orario sono pienamente utilizzabili» e chiarisce che «lo spostamento di orario non dà diritto a rimborsi». I tifosi ringraziano...