ROMA - Giovanni Baglioni, buon sangue non mente?
«Spero di sì. Anche se io suono la chitarra acustica e mio padre fa un altro genere musicale».
Però avete cercato di unire i vostri due mondi musicali con la sua partecipazione ai concerti all’Auditorium di papà.
«Una soddisfazione unica. Salire sul palco affiancato da un grande artista e nello stesso momento dal proprio padre è una gratificazione enorme. Non era la prima volta che suonavamo insieme, ci sono state altre apparizioni sporadiche però in questo caso potevo offrire qualcosa in più sia come figlio che come artista».
Ed è stato così?
«Il pubblico ci ha applaudito ed acclamato. Ha superato le aspettative di entrambi. Mio padre è rimasto piacevolmente sorpreso».
Un album con suo padre Claudio?
«In passato si è ipotizzato, ma non è semplicissimo. Io dovrei riarrangiare le sue canzoni, è un lavoro unico e molto difficile. Ma prima o poi...»
Anche perché ha già arrangiato alcuni suoi brani tipo «Via».
«Il tempo che impiego per riarrangiare una canzone è notevole, devi riuscire a mantenere le sensazioni originali di quel brano modificandogli la musica».
Ha mai pensato di lavorare sulla canzone «Avrai» che suo padre ha scritto proprio per lei?
«In realtà io non sento mia quella canzone. E’ un pezzo che mio padre ha scritto per la mia nascita ma è un testo che qualunque genitore può dedicare al proprio figlio. Un brano che parla di me e di lui è L’ultimo omino, che io ho già adattato con la chitarra acustica».
Perché parla di voi?
«Racconta di quando giocavamo ai videogiochi. L’ultimo omino è l’ultima vita che ti rimane quando fai una partita. E’ un momento della nostra vita, del nostro vissuto. Suonarla con lui al mio fianco mi ha emozionato. Tanto».
Stasera invece salirà sul palco di Stazione Birra?
«Con grande emozione. Io mi sono avvicinato alla chitarra acustica dopo aver ascoltato un disco di Tommy Emmanuel che si è esibito sullo stesso palco. Cerco di dominare le mie emozioni ma ho un grande senso di responsabilità per chi mi ha preceduto».