ROMA - La notizia fa rumore da tempo sul web, nei forum della Polizia di Stato: in sala sta arrivando il film tratto dall’inchiesta di Carlo Bonini sulla Celere, ACAB, e le opinioni dei poliziotti sono discordi. Venerdì ACAB sarà al cinema, per la regia del papà del Romanzo Criminale tv Stefano Sollima, ma ufficialmente nessun commento è arrivato dai funzionari in divisa.
«Durante le riprese non ci hanno aiutati né ostacolati - ha detto il produttore Marco Chimenz - e adesso da parte loro c’è distanza e distacco». Violento e spettacolare, il film racconta il dietro le quinte del mondo dell’unità mobile: le azioni svolte dai celerini nel nome dello Stato ma anche quelle compiute contro la legge, come interventi non autorizzati, pestaggi e vendette personali. «Nessuno vuole criminalizzarli - ha detto Sollima - ma c’è nel corpo una certa attitudine alla violenza: se devi decidere chi spedire in uno stadio contro 10.000 ultrà, certo non ci mandi le crocerossine». A schivare le polemiche c’è in prima linea Pierfrancesco Favino, nei panni di un celerino in squadra con Andrea Sartoretti, Filippo Nigro e Marco Giallini. «Questo è un film politico - dice - non immorale: un film che racconta la realtà è morale, uno che dice cosa è giusto e cosa è sbagliato è moralista». Ritornano le critiche piovute su Romanzo, cioè l’eccesso di violenza e l’esaltazione di personaggi negativi, anche se «in Romanzo era diverso, i cattivi erano meno cattivi degli altri e così finivi per fare il tifo per loro - dice Sartoretti, il Bufalo della serie tv - Qui non succede. Non ti affezioni, non empatizzi con nessuno. Guardi dal buco della serratura una situazione raccontata senza schierarti da nessuna parte». E sulla violenza, «meno esagerata che in Romanzo» secondo il regista, per Giallini «è ora di dire basta al cinema rassicurante. Incensiamo gli americani, che ci propongono film fatti con scene copiate dai nostri vecchi polizieschi, e poi la gente si scandalizza se in un film italiano dai un cazzotto a qualcuno». (ass)