MELBOURNE - Vittoria, ma niente stretta di mano. Succede agli Australian Open nella sfida degli ottavi di finale, molto combattuta, tra il ceco Thomas Berdych (testa di serie n. 7) e lo spagnolo Nicolas Almagro (10), non proprio due dei giocatori più amati. Almagro, in particolare, ha conti in sospeso con numerosi giocatori sul circuito che gli rimproverano la mancanza assoluta di fair play. Questa volta, però, il pubblico prende le sue parti fischiando Berdych che pure vince dopo 3h54' di battaglia per 4-6, 7-6 (7-5), 7-6 (7-3), 7-6 (7-2). Niente stretta di mano e la Hisense Arena fischia. «Cose che capitano», dice Berdych.
COSA E' SUCCESSO. Il gelo finale è legato ad un episodio specifico, avvenuto sul 5-5 del quarto set. Almagro, sotto 0-30 al servizio, conquista un punto sparando una pallata sull'avversario. Lo spagnolo chiede scusa con il canonico «sorry», ma A Berdych non basta. «Mi ha centrato, poteva colpire in modo diverso. Quando ci sono 9 metri a disposizione, si può colpire in un'altra maniera. Ha chiesto scusa? E secondo voi è sufficiente?», dice il ceco in conferenza stampa. «Gli ho chiesto scusa 3 o 4 volte, non potevo fare di più», dice Almagro. «Il pubblico lo ha fischiato? Il popolo è saggio...», sorride lo spagnolo. «Io - dice ripensando all'episodio della discordia - ho giocato per conquistare il punto».
QUALCHE ORA DOPO. A mente fredda, Berdych ammorbidisce la propria posizione: «È la prima volta che non stringo la mano all'avversario. Ho sbagliato? Sì, forse...», dice. Nei quarti, il 26enne ceco troverà un altro spagnolo, Rafa Nadal. Anche con il mancino di Mallorca, guarda un po', Berdych ha avuto qualche problema. I rapporti tra i due si sono raffreddati nel 2006, quando il ceco ha fatto di tutto per diventare antipatico al pubblico del torneo di Madrid. «Sono cose successe 5-6 anni fa...», dice ridimensionando l'importanza del precedente. «Non succederà nulla», garantisce, prima di esagerare: «Nel circuito siamo tutti amici».