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Bimba di 3 anni affidata ad una coppia gay.
"Vive con loro da febbraio". È bufera

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Bimbo affidato ad una coppia gay

Venerdì 15 Novembre 2013

BOLOGNA - Bimba di tre anni affidata temporaneamente ad una coppia gay. Questa è la decisione presa dal tribunale dei minori dopo aver valutato la condizione familiare.
«C'è benessere e serenità», ha sancito il giudice in quella che per molti è stata una sentenza choc.  La bambina vivrà temporaneamente insieme a due papà che con la bimba non hanno legami biologici: una coppia stabile, di mezza età e con un buon reddito. La notizia è riportata dal Corriere della Sera e chiarisce che la bimba conosce da tempo le persone e ne è molto affezionata al punto di chiamarli "zii". Una scelta questa fatta per il bene della bimba e per la gioia di una coppia che sogna l'adozione in Italia.  «E se per le adozioni la legge italiana parla espressamente di coppia sposata, per l’affidamento è previsto che la nuova famiglia possa essere una coppia tradizionale, meglio se con altri figli minori in casa, ma anche una "comunità di tipo famigliare"», queste le parole dell'articolo, «formata da due persone che assolvono alla funzione di genitori, o anche un single. Non c’è una voce specifica per le coppie omosessuali, ma neppure nessun passaggio che le escluda».  CONVIVE CON LORO DA FEBBRAIO Prima che il giudice tutelare di Parma, il 2 luglio, disponesse l'affido temporaneo per due anni a due uomini di mezza età, la bimba di tre anni - figlia di due genitori stranieri, vicini di casa della coppia, nel Parmense - già conviveva con loro. Da febbraio, per quello che informalmente gli operatori dei servizi sociali definiscono un 'periodo di prova'.  Il rapporto tra gli affidatari e la famiglia era cominciato infatti due anni fa. Prima di arrivare all'affido consensuale c'erano stati altri passaggi, come l'ok del centro per le famiglie dei servizi sociali supportati dagli psicologi dell'Ausl. La bimba aveva vissuto in precedenza in particolare con la madre, che ha un buon rapporto con i due affidatari. Chi conosce la situazione della convivenza la descrive come «molto felice e tranquilla».  CONSIDERATI COME SINGOLI INDIVIDUI I due uomini ai quali è stata affidata per due anni una bimba di tre sono stati considerati come due singoli individui. Si apprende da fonti giudiziarie. Se la legge - è il ragionamento dei giudici - lo consente ad un singolo individuo, lo consente anche a due, se ritenuti idonei.  Nell'atto esteso dal presidente del tribunale per i Minorenni dell'Emilia-Romagna Giuseppe Spadaro e dal giudice Mirko Stifano, si è valutato anche che la bimba aveva avuto finora riferimenti praticamente solo femminili e che l'esperienza con una coppia maschile potesse portare un riequilibrio.   PM: MOTIVO DELL'IMPUGNAZIONE NON E' SESSO Il tema dell'orientamento sessuale della coppia gay che ha avuto in affido temporaneo una bimba di tre anni non è stato il motivo per cui la Procura dei minori aveva impugnato la decisione di un giudice tutelare, nè oggetto delle valutazioni del Tribunale per i minorenni che ha dato l'ok all'affido. Lo spiega all'ANSA il responsabile della Procura dei Minori dell'Emilia-Romagna, Ugo Pastore. La bimba attualmente è in affido dalla coppia, perchè l'impugnazione non sospendeva la prima decisione.   L'affido, con il consenso dei genitori e sulla base delle valutazioni dei servizi sociali che hanno ritenuto positiva la relazione della bambina con gli affidatari, è stato deciso dal giudice tutelare il 2 luglio. La Procura dei minori ha impugnato il provvedimento per motivi di «trasparenza», ha detto Pastore. In pratica, non erano - ad avviso dei pm - state verificate altre possibilità. La legge, ha spiegato, ad esempio «prevede che venga data la priorità alle coppie con figli» e «se non risultano coppie con figli idonee, bisogna che tutto questo venga motivato».  Per la Procura, insomma, non era stato sufficientemente chiarito questo aspetto, su cui si chiedeva al tribunale di fare una verifica. L'orientamento sessuale, ha ribadito Pastore a Radio Bruno, «non è quello che viene preso in considerazione come elemento scriminante», ricordando che si può fare un affidamento a single. Piuttosto si considera «l'interesse centrale del bambino e le idoneità delle persone che lo prendono in affido».  La Procura può valutare un appello, ma non è detto che lo faccia: «Adesso - ha proseguito - abbiamo una valutazione da parte del tribunale che ci dice che la relazione stabilita dalla bambina con queste persone è una relazione che chiaramente è positiva. Quindi questo in qualche modo giustifica il fatto che rimanga lì, anche perchè l'eventuale, possibile, affidamento ad altri potrebbe non essere positivo».  FORUM FAMIGLIE: CALPESTATO IL SUO BENE «Perfino la Procura era contraria, ma il giudice minorile di Bologna ha tirato dritto, decidendo di affidare una bambina di tre anni ad una coppia omosessuale. È bastato piegare la norma all'ideologia del 'generè che diventa criterio unico anche per scelte che dovrebbero tenere unicamente conto del benessere del minore»: è il commento del Forum delle associazioni familiari alla vicenda di Bologna.  «Di sicuro il bene per la bambina sarebbe stato, una volta accertata l'impossibilità di rimanere coi genitori naturali, essere accolta da una famiglia preparata e selezionata come idonea a ricevere un minore in affido temporaneo - afferma Francesco Belletti, presidente del Forum - una famiglia con una mamma e un papà che, prescindendo da ogni considerazione culturale, sono sicuramente più idonei a garantire ad un bambino un miglior sviluppo rispetto a due persone dello stesso sesso. Non vale la logica della temporaneità: come ben sanno gli addetti ai lavori, quella logica viene troppo spesso smentita dai fatti e sono molteplici gli affidi che diventano vere e proprie adozioni definitive. E se anche fosse veramente temporaneo, la bambina si troverebbe a essere rimbalzata da una realtà con un padre e una madre a una con due padri e poi di nuovo alle due figure naturali. A tre anni è difficile che questo tira e molla non provochi conseguenze sullo sviluppo».  «Possibile che non ci fosse una famiglia disponibile all' affido? Nelle nostre associazioni ci sono centinaia di coppie pronte all'accoglienza, delle quali diverse si sono fatte avanti proprio in queste ore, possibile che il giudice non ne abbia incrociata nessuna?» si chiede Belletti, che conclude: «è inevitabile che sorga il dubbio che non si tratti di una scelta fatta per il bene del bambino, ma piuttosto del solito segnale ideologico che in questo caso passa sulle spalle di una bambina».  GAY CENTER: "GIA' SUCCEDE IN MOLTI CASI" «Fermo restando che la decisione del Tribunale di Bologna è di quelle che fanno bene al cuore e alla mente, il fiume di dichiarazioni che si stanno levando dai vari militanti politici dell'omofobia fa rumore ma per nulla. Nella realtà italiana ci sono già molti gay e lesbiche che hanno, o hanno avuto, da single bambini in affido. Così come ci sono migliaia di coppie gay che hanno figli»: è il commento del portavoce di Gay center, Fabrizio Marrazzo.  «Una certa politica, però, ama fare rumore - aggiunge Marrazzo - ma si tratta di una politica perdente nel confronto con la realtà sociale. Forse farebbero meglio ad incontrare le famiglie omogenitoriali e constatare quanto siano più che normali».   EQUALITY: SUCCEDE DA ANNI MA NESSUNO LO SA «L'affido da parte del Tribunale dei minori di Bologna di una bambina di tre anni a una coppia gay è una notizia importante che però non è nuova per il nostro Paese. È da molti anni, nel silenzio più assoluto per non provocare reazioni che potessero danneggiare la possibilità da parte di minori di trovare una famiglia seppur temporanea che si occupasse di loro, che in alcuni Tribunali si è proceduto all'affidamento a coppie non sposate, single e anche omosessuali»: è quanto rende noto Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia.  «La disponibilità di essere genitori affidatari è un atto d'amore molto grande, e abbisogna di una profonda preparazione emotiva. Che le persone omosessuali possano esser buoni educatori e genitori lo dimostra la vita concreta, che ci racconta di oltre 100 mila bambini di genitori gay, di un'evidente espansione delle famiglie arcobaleno, cioè composte da entrambe i genitori omosessuali» spiega Mancuso.  «Il Tribunale di Bologna rende oggi pubblicamente effettivo l'importante contributo che anche le coppie gay possono dare affinchè i bambini che hanno alle spalle storie difficili possano ritrovare la serenità necessaria per poi esser reinseriti nella famiglia di provenienza. Speriamo che al più presto la politica, la grande assente, affronti l'intera questione della tutela dei bambini e dei minori, da una robusta riforma della legge sulle adozioni fino all'estensione di pari diritti per i bimbi nati nelle famiglie omosessuali» conclude.




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